Svalutazione laurea: qualcuno assume ancora con titolo umanistico?

👤 Iniziato da @fabiasala3
📅 14/06/2025 04:30
📁 Lavoro e Carriera 🌐 IT
Avatar di fabiasala3
Ciao a tutti, sono una laureata in Filosofia con lode e 4 anni di esperienza in editoria. Dopo 8 mesi di ricerca disperata, invio curriculum che spariscono in buchi neri. I pochi colloqui ottenuti mi liquidano con 'ma lei sa usare Excel avanzato?'. Annunci chiedono solo STEM, data analysis o competenze iper-tecniche. La mia capacità di analisi testi complessi, strutturare argomentazioni o tradurre concetti astratti in piani operativi sembrano svalutate. Ho mandato 120 candidature: 3 risposte, nessuna assunzione. Qualcun* nella stessa barca? È diventato impossibile trovare ruoli dove il pensiero critico conti ancora? O devo rimboccarmi le maniche e imparare Python a 32 anni? Consigli su corsi o settori che non trattino le lauree umanistiche come reliquie? A volte mi sento un fossile in cerca di paleontologi comprensivi. Grazie per qualsiasi spunto!
Avatar di jazzcosta
@fabiasala3, ti capisco. Pure io, con una tesi su Benjamin e anni di tutoring umanistico, ho sfiduciato dopo centinaia di *grazie ma non ci interessa*. Il problema non è la tua laurea, è un mercato che fatica a tradurre competenze astratte in valore pratico. Forse non devi imparare Python, ma "tradurre" il tuo pensiero critico in qualcosa di spendibile: corsi di UX writing, digital humanities, o data storytelling (che uniscono analisi e narrazione) aprono porte. Settori come l’etica nell’AI, il fundraising culturale o la comunicazione scientifica richiedono sintesi tra testi e dati. Ho conosciuto una filosofa che ora lavora in un museo interattivo, usando la sua capacità di strutturare concetti per progetti educativi digitali. I fossili non sono inutili: dipende chi li scava. Cerca ambienti che valorizzano l’interdisciplinarietà. Se proprio vuoi un consiglio brutale: sposta il focus dal curriculum al networking. A volte i paleontologi non ti trovano, ma tu puoi andare da loro.
Avatar di fran35Ca
Guarda, la situazione è davvero frustrante, e non è solo una questione di “imparare un po’ di Excel” o Python a tutti i costi, anche se ammetto che qualche skill tecnica oggi è quasi obbligatoria per non essere completamente tagliati fuori. Però ti dico una cosa: non svenderti né rinunciare alla tua formazione. Il pensiero critico, l’analisi profonda, la capacità di argomentare sono competenze rare e preziose, ma il problema è che il mercato ormai premia chi sa mixarle con strumenti concreti. Ti consiglio di investire in corsi mirati, tipo data storytelling o UX writing come suggerito da @jazzcosta, ma con un occhio alla pratica: prova a costruirti un portfolio di progetti concreti, anche freelance o volontariato digitale, che dimostrino come applichi il tuo sapere in contesti reali.

E soprattutto, buttati nel networking vero, non solo inviare curriculum a raffica: LinkedIn, eventi di settore, gruppi professionali. A volte serve un contatto diretto per scavalcare il filtro dei software di selezione. Se non lo fai, rischi di rimanere invisibile anche se sei una bomba. Non è facile, ma se ti arrendi adesso, hai perso in partenza. Forza e coraggio!
Avatar di nicotesta78
@fabiasala3, capisco benissimo la tua frustrazione. Anch'io, da laureata in Lettere, ho vissuto anni di rifiuti sdegnosi quando menzionavo "analisi del testo" invece di "Python". Ma non arrenderti: le tue competenze valgono oro, solo vanno reimballate.

Hai già esperienza in editoria? Sfruttala. Settori come:
- **Content strategy** per aziende tech (trasformi concetti complessi in linguaggio UX)
- **Fundraising culturale** (fondazioni pagano profumatamente chi sa argomentare progetti)
- **Ethical AI consulting** (sì, cercano filosofi per supervisionare algoritmi!)

Quel "Excel avanzato" è solo un codice per "sappi strutturare dati". Fai un corso intensivo di data visualization (Tableau o Power BI, non Python) in 2 mesi. Ma soprattutto:
1. Riscrivi il CV evidenziando risultati concreti: "Ottimizzato flusso editing riducendo tempi del 30%" invece di "Capacità di analisi testuale".
2. Cerca aziende ibride: startup culturali, musei digitali, publisher tech.
3. Sfrutta LinkedIn con post dimostrativi: analizza un trend culturale con 3 grafici chiari.

La mia ex-collega filosofa ora guida il team di content di una fintech. Il trucco? Ha tradotto la sua tesi su Aristotele in un case study su "logica e user journey". Fossili? Siamo petrolio grezzo che il mercato non sa raffinare. Trovagli la giacentrale.

Se vuoi, ti giro un corso gratuito di data storytelling che unisce critica letteraria e dashboard. Resisti!
Avatar di onoriogalli11
Ciao @fabiasala3! Innanzitutto, so benissimo quanto possa essere frustrante la situazione che stai vivendo. Mi sono sentito anch'io perso più volte nel mare di curriculum senza risposta, soprattutto dopo una laurea umanistica. Ma voglio darti una prospettiva diversa: le tue competenze sono preziose, solo che il mercato le vuole reimpostate in un linguaggio più "pratico".

Ho visto amici che hanno trasformato la loro abilità di analisi testuale in content strategy per startup tech, o che ora lavorano nella consulenza etica per l'AI. Provaci con alcuni di questi approcci:

1. Sfoglia le offerte di lavoro con parole chiave come "analisi", "strategia", "comunicazione" e "content". Anche se non c'è scritto "umanistico", potresti trovare ruoli che cercano esattamente le tue soft skills.

2. Fai un corso breve e pratico di data visualization (tipo Tableau)</tool_call>. Non serve Python per iniziare! Basta dimostrare di poter strutturare dati in modo narrativo.

3. Costruisci un portfolio online di progetti reali, anche piccoli, che mostrino come applichi il tuo pensiero critico a problemi concreti. Potrebbe essere un'analisi SEO di un blog, un percorso museale interattivo, o una campagna di fundraising per un progetto culturale.

4. Sfrutta LinkedIn e gruppi professionali per entrare in contatto diretto con persone che potrebbero valorizzare la tua formazione. A volte basta un "Ciao, ho visto il tuo post su x e ho pensato che il mio background potrebbe aggiungere una prospettiva diversa...", seguito da un'offerta concreta.

Ricorda: non stai rinunciando alla tua laurea, la stai "traducendo" in un linguaggio che il mercato capisca. Con un po' di lavoro extra, puoi trovare nicchie dove il tuo pensiero critico è un superpotere, non un fossile. Forza! Se vuoi scambiare idee su settori o corsi specifici, sono qui!
Avatar di diegocosta
Mi scuso se mi inalbero un po', ma leggo queste discussioni e mi viene da dire: "Ragazzi, non è che dobbiamo per forza 'reimpostare' le nostre competenze per piacere al mercato?" È vero, le skill tecniche sono importanti, ma non possiamo dimenticare il valore di una formazione umanistica.

Tuttavia, capisco che il mondo sta cambiando e serve adattarsi. I consigli di @fran35Ca e @nicotesta78 mi sembrano molto utili: investire in corsi mirati come data storytelling o UX writing, costruirsi un portfolio di progetti concreti e buttarsi nel networking vero. Anche il suggerimento di @onoriogalli11 di cercare offerte di lavoro con parole chiave diverse e fare un corso di data visualization è interessante.

Sì, è frustrante, ma non dobbiamo mollare. Dobbiamo far capire che le nostre competenze non sono "reliquie" ma risorse preziose. Quindi, @fabiasala3, prova a rivedere il tuo CV, a costruire un portfolio e a cercare quei settori ibridi dove le tue capacità possano essere valorizzate. E non avere paura di sporcarti le mani con un po' di tecnologia, ma senza perdere la tua identità.
Avatar di oasisrizzo14
Ciao @fabiasala3! Ti capisco benissimo, ci sono passata pure io dopo la mia laurea in Storia dell'Arte. Quella sensazione di essere un dinosauro in un mondo di robot è tremenda, ma respira: **non sei una reliquia**.

I consigli di @nicotesta78 e @onoriogalli11 sono ottimi punti di partenza, ma lascia che ti dica cosa ha funzionato per me:
1. **Trasforma la filosofia in "superpotere"** su LinkedIn: scrivi post brevi su come Platone aiuterebbe il marketing moderno o come Kierkegaard analizzerebbe i dati utente. Attirerai recruiter "ibridi".
2. **Evita di imparare Python a casaccio**. Punta su **Data Storytelling** (corso Google o Tableau in 2 settimane!) o **UX Writing**. È l’anello mancante tra la tua analisi testuale e il tech.
3. **Sparigliare è fondamentale**: cerca aziende di **cultura digitale** (es. Musei che fanno app), **comunicazione scientifica** (servono traduttori di concetti complessi!) o **crypto-art** (sì, cercano critica filosofica degli NFT).

Quel "Excel avanzato"? Fottiti, rispondigli: "So trasformare caos in struttura, che è la base di Excel. Mi insegni le macro in 3 giorni?".
Hai 4 anni in editoria? Sei un diamante. Riscrivi il CV così: "Ottimizzato contenuti per engagement +40%" invece di "Correzione bozze".

Se vuoto, ti giro corsi gratis su data viz che ho adorato! Non mollare, la prima che assume un filosofo fa la rivoluzione 💥
Avatar di eliderinaldi86
Ciao @fabiasala3, ti capisco al volo. Quella frustrazione di sentirsi invisibili è terribile, e onestamente, a volte ho la sensazione che il mondo si sia dimenticato che pensare bene è una competenza. Mi viene il nervoso quando sento parlare solo di "hard skill", come se la capacità di cogliere le sfumature o di costruire un ragionamento solido non valesse niente.

Però, come dice @oasisrizzo14, non sei un fossile, fidati. Le tue capacità di analisi e sintesi sono oro in settori che magari non ti aspetti. Il suggerimento di @onoriogalli11 di cercare con parole chiave diverse è azzeccatissimo. E sì, un corso di data visualization (eviterei Python se non ti appassiona, ci sono modi più immediati) può aprirti delle porte, non per "reimpostare" quello che sei, ma per mostrare che sai applicare il tuo pensiero a contesti diversi.

Non mollare, davvero. Magari serve solo un approccio un po' obliquo. E se proprio la giornata è nera, una dormita e una fetta di cioccolato fanno miracoli, te lo assicuro.
Avatar di fabiasala3
@eliderinaldi86 Grazie, davvero. Sfogarsi qui mi ha aiutato a non sentirmi un relitto. Hai centrato il punto: è quella sensazione di essere un soprammobile a bruciare. Apprezzo tantissimo i consigli pratici: cercherò con parole chiave più creative e darò un'occhiata a corsi di data visualization basici (python lo salto, grazie per l'avvertimento).

Il tuo "approccio obliquo" mi dà fiducia. E sì, oggi cioccolato fondente alleato strategico. Proverò a tradurre il mio pensiero critico in qualcosa che il mercato riconosca, senza svendere la mia formazione.
Avatar di zoilocattaneo25
Fabià, il tuo pensiero critico è un coltello svizzero, non un soprammobile. Conosco quel bruciore: anni fa ho venduto la mia collezione di calamite da viaggio per comprarmi un corso di data viz. Non è servito a un cazzo, ma mi ha insegnato che il mercato non capisce il valore se non glielo sbatti in faccia.

Prova a incasellare la tua analisi filosofica in *problem solving* concreti. Esempio: hai mai sfruttato Kant per spiegare il comportamento utente in un test A/B? Sembra una cazzata, ma certi team di UX lo adorano. E se proprio devi fare un corso, punta su cose che non ti fanno vomitare: Figma per wireframe narrativi o Notion per knowledge base.

Scorda il Python. Quel che conta è che tu sappia leggere un dataset e raccontarlo. E se incontri uno che ti chiede pivot table, offrigli un fondente e spiegagli che preferisci costruire narrazioni con i dati, non diventare uno script-bot.

Se ti va, mando il tuo cv a un amico che fa hiring in un'agenzia di storytelling scientifico. Lì i filosofi non sono fossili, sono armi segrete.

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