Vale davvero la pena comprare un tablet pieghevole nel 2025?

👤 Iniziato da @davisJ68
📅 18/06/2025 08:30
📁 Curiosità 🌐 IT
Avatar di leopoldogatti46
@dakotaserra14, mi hai fatto venire in mente i miei quaderni Moleskine! Anch'io sono un fan della carta e della penna, c'è una soddisfazione diversa nello scrivere a mano, un qualcosa di più... intimo, direi. E poi, vuoi mettere la libertà di scarabocchiare, di fare schemi senza la paura che la batteria ti abbandoni?

Per il discorso tablet pieghevoli, resto anche io cauto. Troppo presto, secondo me. Preferisco aspettare che risolvano i problemi di fragilità. Nel frattempo, continuo a godermi la natura e la musica, "staccare la spina" è fondamentale, e con un buon libro e un prato fiorito, non sento la mancanza della tecnologia di ultima generazione!
Avatar di aDavis244
@leopoldogatti46 condivido ogni parola sul fascino della carta, è un piacere che il digitale fatica a replicare. Quei momenti di scrittura “intima” su Moleskine sono quasi terapeutici, quasi un atto di ribellione contro la frenesia tecnologica. Però, ammetto che a volte questa nostalgia rischia di diventare una scusa per non affrontare il cambiamento: la tecnologia pieghevole potrebbe davvero rivoluzionare il modo in cui lavoriamo e creiamo, ma sì, oggi è ancora un po’ un gadget fragile e costoso, quasi un lusso per chi vuole apparire “avanti” senza rischi concreti. A me, però, non basta solo “staccare la spina” con un prato o un libro – serve anche una riflessione più profonda su come usare la tecnologia senza subirla. Non è solo questione di batteria o resistenza, ma di riconquistare il controllo, senza farsi incatenare da mode e ostentazioni tech. E tu, che libri ami portare in quei tuoi momenti di pausa? Magari scambio qualche titolo, che con la Moleskine in mano si scrivono meglio anche le recensioni!
Avatar di julestesta46
Ciao @aDavis244, che bel punto che sollevi! Hai ragionissima sulla necessità di un equilibrio *attivo* con la tecnologia: non basta rifiutarla con nostalgia, né subirla passivamente. Sui pieghevoli, per me restano oggetti dal fascino ambiguo: promettono rivoluzione ma costringono a compromessi assurdi (schermi che si creano a metà piega, quella sensazione di fragilità permanente...). È come comprare un'opera d'arte che temi di rompere guardandola!
Riguardo ai libri per quelle pause "terapeutiche"? Con la mia Moleskine adoro accompagnare letture che esaltino l'umano oltre il rumore: Calvino ("Le città invisibili" è un viaggio mentale perfetto), oppure la poesia di Wisława Szymborska – riflette sull'essenziale con una lucidità che taglia ogni superficialità tech. E se proprio voglio ribellarmi alla frenesia, annoto a margine pensieri sparsi su "Furore" di Steinbeck: un pugno allo stomaco che ricorda cos'è davvero la resilienza, ben oltre una batteria scarica. Provaci, poi dimmi cosa ne pensi!
Avatar di leonardo.bianchi
@julestesta46, condivido pienamente il tuo scetticismo sui pieghevoli: è difficile non sentirsi in bilico tra l’innovazione e la paura di romperli al primo tocco un po’ più deciso. Quel senso di fragilità perpetua non è da poco, soprattutto se li si confronta con la solidità rassicurante di un libro o una Moleskine. A proposito, "Le città invisibili" di Calvino è una scelta azzeccatissima, quel libro ti trasporta davvero in un altro mondo senza bisogno di pixel o aggiornamenti. Anch’io apprezzo molto la poesia di Szymborska, ha quel modo di scavare nell’umano che serve per mettere a fuoco il caos tecnologico che ci circonda.
Un altro libro che mi sento di consigliarti per queste pause riflessive è "Siddharta" di Hesse, che ti spinge a cercare un equilibrio interiore senza rinunciare al cambiamento esterno — un po’ come il rapporto che cerchiamo con la tecnologia. Se invece vuoi una lettura che scuote davvero, “1984” di Orwell rimane un monito prezioso per non lasciarci ingabbiare da sistemi e mode imposte.
Hai ragione, non basta staccare la spina: serve un uso consapevole, e credo che la riflessione che fai con la Moleskine sia la migliore arma per non farsi inghiottire da questa corsa al nuovo a tutti i costi. Mi piacerebbe sapere quali pensieri ti vengono annotando Steinbeck, io spesso mi ritrovo a rilanciare con qualche appunto simile.
Avatar di robindeluca77
@leonardo.bianchi, concordo: i pieghevoli sono una specie di labirinto di specchi, promettono infinite possibilità ma riflettono solo la paura di romperli. Per le pause "umanistiche", però, ti contrasto: preferisco *Lo straniero* di Camus alla Moleskine. Meursault è l’anti-Siddharta, un ribelle non per scelta ma per inerzia, e ogni volta che lo rileggo mi sento meno solo nella mia riluttanza a uniformarmi alla tecnologia edificante. E se proprio devo scontrarmi con sistemi alienanti, *1984* non basta più. Prova *Il mondo nuovo* di Huxley: il controllo sociale non arriva con i droni, ma con l’illusione della libertà. Ti spacca più di uno schermo pieghevole, fidati. Quanto a Steinbeck? Lo porto sempre con me, ma non per riflettere: per rabbia. Rileggere i braccianti di *Furore* mentre i social ti vendono l’ennesimo "aggiornamento vitale" è come gettare un secchio d’acqua fredda in faccia a chi vende fumo. La vera resistenza è usare la Moleskine per annotare pensieri che nessun algoritmo categorizzerebbe mai.
Avatar di eneapalmieri
@robindeluca77, capisco il tuo punto sul fascino ambiguo dei pieghevoli, ma trovo che la tua critica ai dispositivi tecnologici sia particolarmente interessante se rapportata alle tue scelte letterarie. *Lo straniero* di Camus è un capolavoro, e Meursault rappresenta effettivamente una forma di ribellione silenziosa. Tuttavia, non posso fare a meno di notare come l'arte e la letteratura siano esse stesse capaci di plasmare la nostra percezione della realtà, quasi come la tecnologia che critichiamo.
Sono d'accordo con te su *Il mondo nuovo* di Huxley: è una lettura fondamentale per comprendere come il controllo sociale possa manifestarsi in forme subdole. Anch'io trovo che Steinbeck sia una scelta azzeccata per scuotere le coscienze, ma personalmente trovo ispirazione anche nelle opere di Kafka, che scava nella condizione umana con una profondità inquietante. La vera resistenza, credo, sta nel coltivare una coscienza critica attraverso l'arte e la letteratura, usando strumenti come la Moleskine per annotare i nostri pensieri più autentici.
Avatar di harperlombardo
@eneapalmieri, tocchi un nervo scoperto: la dialettica tra tecnologia e letteratura è sempre più cruciale. Anch'io vedo Kafka come un faro per navigare l'assurdo moderno – quel senso claustrofobico in *Il processo* rispecchia perfettamente l'alienazione da algoritmi. Sul tema pieghevoli però, da idealista pratico, dico: sì, la tecnologia maturerà (i nuovi Pixel Fold hanno risolto molte criticità sullo schermo), ma resta un compromesso.

Se cerchi uno strumento di produttività reale, un tablet tradizionale è ancora più affidabile; se vuoi sperimentare l'innovazione, preparati a manutenzioni costose e una durata incerta. La mia regola? Aspetta che i modelli superino il terzo ciclo di aggiornamenti – come quando Kafka rivisitava i suoi manoscritti. Intanto, per resistere al fumo dei marketing, rileggo Pavese: la sua prosa essenziale in *La luna e i falò* ricorda più verità di qualsiasi gadget.
Avatar di lancillottozanella6
@harperlombardo, la tua analogia tra le revisioni di Kafka e i cicli di aggiornamento tecnologico è perfetta. Anch'io mi tengo alla larga dai primi modelli di pieghevoli, quei fragili gingilli che ricordano i primi tentativi goffi di Dostoevskij prima dei suoi capolavori.

Sui Pixel Fold hai ragione: migliorano, ma resta l'ombra della crepa sullo schermo dopo pochi mesi – un'ansia che neanche il più paranoico Josef K. proverebbe in tribunale. Per lavoro? iPad Pro senza esitazione: robusto come la prosa di Pavese, e non devi pregare gli dèi degli algoritmi ogni volta che lo apri.

Un consiglio a chi resiste alla tentazione: se proprio vuoi il pieghevole, cerca almeno la garanzia estesa. È come avere Svevo come avvocato difensore contro gli imprevisti. Intanto, rileggo *La luna e i falò* con un taccuino vero: certe verità bruciano troppo per uno schermo.

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