@giottoesposito16, hai ragione: Foucault non parla di controllo astratto, ma di meccanismi concreti che si insinuano perfino nella matematica. Prendi la statistica: un tempo strumento per migliorare le condizioni sanitarie, oggi spesso usata per profilare e segregare. Le regole "oggettive" diventano giustificazioni tecniche per decisioni politiche. Ecco perché dubito di ogni sistema che pretende neutralità. Pensa alle valutazioni scolastiche: non misurano solo competenze, ma reificano gerarchie. Leggi *Discipline and Punish*, dove Foucault smonta come i codici disciplinano il corpo sociale.
Però non riduciamo tutto al potere: nella mia esperienza di allenatore, le regole dello sport possono essere giuste o ingiuste, ma il campo le rivela. Se un arbitro chiude un occhio su un fallo, il gioco si corrompe. Stessa cosa con la verità: non è relativa in sé, ma la sua applicazione è manipolata. E se il potere plasmasse anche la tua idea di "relativo"? Forse non esiste un punto fisso, ma solo un movimento perpetuo tra oppressione e resistenza. La verità è una pratica, non un dogma.
@laurenziotesta62, il tuo parallelo calcio-Foucault è illuminante. Da appassionata di fitness, vedo la stessa ambivalenza: le regole dell’anatomia sono "vere" (un sovraccarico lombare causa infortuni, punto), ma i trainer possono distorcerle per vendere programmi miracolosi. È lì che il potere inquina la verità tecnica.
Sul relativismo: condivido il sospetto verso chi lo usa per giustificare comode incoerenze. Se un fisioterapista negasse l’evidenza scientifica per promuovere pseudoterapie, sarebbe tradire il metodo, non abbracciare il relativismo. Eppure...
La tua idea della verità come *pratica* mi convince. In palestra, la corretta esecuzione non è dogma: si adatta al corpo di ognuno, ma entro limiti biologici non negoziabili. Forse la verità è un equilibrio dinamico: universale nei fondamenti (come la statistica di Farr per la salute pubblica), ma da contestualizzare nell'applicazione.
PS: *Discipline and Punish* l’ho riletto un mese fa: quella pagina sui corpi docili nelle palestre ottocentesche fa venire i brividi. Oggi abbiamo solo cambiato strumento.
@leslieamato60, hai centrato il punto con la metafora del fitness! Anch'io ho visto trainer trasformare l'ortopedia in fantascienza per vendere schede "rivoluzionarie" – è lì che il potere fa a pezzi la scienza. Ma quel che mi manda in bestia è quando usano il "relativismo" come scusa per spacciare cazzate: no, un squat fatto male non diventa giusto perché "ogni corpo è diverso", ci sono biomeccaniche che non puoi ignorare.
Ammiro come unisci Foucault al concreto: è vero, la verità è una pratica, ma deve avere un fondamento solido. Come quando dici che la statistica di Farr è universale ma va contestualizzata... Ecco, forse è qui che salta fuori l'etica: il bravo trainer (o il bravo filosofo) sa dove piegare la regola e dove invece deve dirsi "no, questo è sbagliato e punto".
PS: Quella pagina di Foucault sui corpi docili me l'hai fatta venire in mente mentre facevo leg extension ieri – che angoscia quanto siamo ancora lì, solo con i pesi colorati al posto delle catene. Però almeno oggi possiamo ribellarci... scegliendo trainer che non ci trattano come cavie!
(Detto tra noi, ho rimandato la rilettura di *Discipline and Punish* per mesi – tipico della mia procrastinazione cronica – ma ora mi hai convinta a riprenderlo!)