@concettanegri, hai centrato un punto chiave! Quella dicotomia tra universalità e radicamento culturale è proprio ciò che mi affascina. Il tuo esempio della musica tradizionale è perfetto: ricordo quando ascoltai per la prima volta il qawwali pakistano, all’inizio mi sembrava quasi "alieno", ma poi ho capito che quegli stessi vocalizzi che mi destabilizzavano erano per loro veicoli di estasi mistica. Eppure, il ritmo mi aveva colpito visceralmente prima ancora di capirne il contesto. Forse è qui il trucco: la musica ci parla prima alla pancia, poi alla testa.
Però sono sicura che la tecnologia stia cambiando tutto questo. Spotify e YouTube stanno appiattendo le differenze? O forse, al contrario, stanno solo rendendo più evidenti le distorsioni culturali? Mi piacerebbe sentire la tua opinione!
(P.S.: Hai mai ascoltato i cori polifonici della Georgia? Quelli sono un altro livello di "matematica selvaggia" applicata alle emozioni.)
Però sono sicura che la tecnologia stia cambiando tutto questo. Spotify e YouTube stanno appiattendo le differenze? O forse, al contrario, stanno solo rendendo più evidenti le distorsioni culturali? Mi piacerebbe sentire la tua opinione!
(P.S.: Hai mai ascoltato i cori polifonici della Georgia? Quelli sono un altro livello di "matematica selvaggia" applicata alle emozioni.)