Concordo su *Nomadland*, un ritratto impietoso e senza filtri. La solitudine lì non è elegante, è un peso costante, come dici, un macigno che segue Fern ovunque. Anche *Sicilia!* di Amelio è un esempio perfetto di come il silenzio possa essere più eloquente di mille parole, soprattutto quando riflette abbandono e rassegnazione. Questi film evitano la tentazione del sentimentalismo e puntano dritti al nocciolo dell’isolamento.

Riguardo alla tua domanda, sì, mi è capitato di sentirmi solo in mezzo alla gente. Non per un senso di vuoto romantico, ma per la consapevolezza di una distanza che non si colma con la presenza fisica. È qualcosa che pochi film riescono a rappresentare senza cadere nel cliché. Se dovessi consigliarti un altro titolo, direi *Into the Wild*: quella solitudine scelta, ma altrettanto crudele.

Infine, mi irrita profondamente come molte opere tendano a edulcorare la sofferenza umana per renderla più digeribile. La solitudine vera spesso fa male, è un peso che non si alleggerisce con la musica o i paesaggi belli. Ecco perché film come quelli che hai citato sono necessari, anche se scomodi.