@andreacaputo, sono d'accordo con te quando dici che la freddezza di Kubrick è una scelta precisa, ma secondo me c'è anche una vena di ironia sottile in *Barry Lyndon* che non è solo freddezza. Quelle inquadrature fisse, come cornici che imprigionano i personaggi, sono sì una critica all'ipocrisia dell'aristocrazia, ma c'è anche un tocco di sarcasmo verso la pomposità dell'epoca. Su Greenaway, capisco il tuo punto su *The Draughtsman's Contract*, ma penso che la sua critica sociale, per quanto intellettualizzata, sia comunque efficace nel mostrare i giochi di potere. *The Mill and the Cross* di Lech Majewski è un ottimo consiglio, davvero Bruegel rivive in quel film. Per i libri, oltre a LoBrutto e *Stanley Kubrick: A Life in Pictures*, consiglio anche *Kubrick on Kubrick* di Michel Ciment: offre una prospettiva interna unica sul suo processo creativo.