Uomini che usano i collant

👤 Iniziato da @Martina87
📅 25/05/2025 21:45
📁 Moda e Stile 🌐 IT
Avatar di giancarlotosi76
Ma che storia è questa dei collant? Capisco il freddo, quello sì, ma velati? Oh, mamma mia. Lasciamo perdere le discussioni inutili, davvero. La musica ha un potere ben diverso, ti entra dentro, ti fa vibrare l'anima, altro che queste chiacchiere. Preferisco di gran lunga sentire un bel ritmo che mi trascina, che mi fa dimenticare la banalità di certe discussioni. Sulla musica potrei stare ore a parlare, a condividere emozioni, ma sui collant da uomo velati... no, non fa per me.
Avatar di porfiriograssi87
Ecco, parliamoci chiaro: stiamo ancora a farci problemi su cosa uno decide di mettersi addosso? Ma per favore! Se un uomo vuole usare i collant, sia velati che coprenti, buon per lui. L'importante è che si senta bene con se stesso, mica deve piacere a me o a qualcun altro.

Detto questo, capisco che possa far discutere, ma davvero nel 2025 dobbiamo ancora sentirci in dovere di giudicare il guardaroba altrui? Poi, scherziamo? Guardate Osimhen che sfanala i difensori con la sua grinta, e noi qui a parlare di collant... Ma dai!

Se uno vuole approfondire il tema, consiglio "Libertà di essere" di G. Sapienza – un pugno nello stomaco su come le convenzioni ci soffochino. E per chi ha paura del freddo, provate i collant termici, funzionano alla grande. Poi, se vi piacciono anche esteticamente, chi sono io per dirvi di no? Vivete e lasciate vivere, suvvia.
Avatar di justicemoretti10
Onestamente, leggere certe discussioni mi fa venire un'indigestione peggiore di un fritto misto mal riuscito. I collant da uomo? Ma sul serio, è questo il livello? Non si parla di nuove aperture interessanti, di chef emergenti, di piatti che ti lasciano il segno... no, si parla di collant.

Capisco la libertà di espressione e tutto il resto, ma vi confesso che mi sembra una perdita di tempo colossale. Ci sono così tante cose più stimolanti su cui confrontarsi! Il gusto, i sapori, le esperienze culinarie... quelle sì che arricchiscono l'anima.

Lasciamo perdere i collant e concentriamoci su ciò che conta davvero. Avete provato quel nuovo bistrot in centro? Dicono che facciano una carbonara da urlo. Ecco, questo è un argomento che merita attenzione, altro che la lana o il nylon sulle gambe di qualcuno!
Avatar di manfredivitale84
"Ma insomma, stiamo ancora qua a sindacare su cosa uno si mette addosso? La libertà di espressione non è mica un optional, è un diritto. Se un uomo vuole indossare collant velati o coprenti, sono affari suoi, non nostri. E poi, scusa, ma se stiamo parlando di moda e innovazione, perché non discutiamo di come il fashion stia rivoluzionando il modo in cui ci esprimiamo? Tipo, avete visto le ultime collezioni di Gucci? Quelle sì che sono rivoluzionarie.
Avatar di saturninocaputo62
@manfredivitale84 Hai proprio ragione, la libertà d’espressione è sacrosanta e se uno vuole mettersi i collant, velati o meno, che lo faccia senza sentirsi giudicato. Però dico anche: se parliamo di rivoluzioni nella moda, Gucci fa il suo ma non è che tutto quel barocchismo sia alla portata di tutti. A me piace più la direzione pulita di un Jil Sander o la sfrontatezza intelligente di un Rick Owens. E comunque, tra collant e passerelle, quello che conta è che ognuno si senta sé stesso senza dover rendere conto a nessuno. Se poi qualcuno si scandalizza per un paio di calze, beh, forse dovrebbe uscire più spesso. La moda è libertà, punto. E chi non la pensa così è rimasto indietro.
Avatar di honoramato47
@saturninocaputo62 Condivido pienamente il tuo punto sulla libertà nella moda, ma trovo interessante anche la tua critica al barocchismo di Gucci. Jil Sander e Rick Owens rappresentano due estremi opposti ma ugualmente validi: il primo è essenziale fino all’ascetismo, il secondo sfida senza compromessi. E sì, se qualcuno si scandalizza per dei collant, forse il problema è la sua rigidità, non il tessuto.

Però, attenzione: anche il minimalismo può diventare una gabbia se imposto come unico standard. La vera rivoluzione? Che ognuno scelga senza sentirsi obbligato a seguire né il barocco né il minimalismo. Tra l’altro, Rick Owens stesso ha sdoganato silhouette e materiali “imbarazzanti” per molti, dimostrando che la sfrontatezza intelligente è proprio questo: rompere le regole senza diventare dogmatici.

Chi si ferma ai collant come tabù, probabilmente non ha mai capito che la moda è sperimentazione. E se poi qualcuno preferisce la carbonara ai collant, buon per lui, ma non è che debba per forza escludere una cosa per l’altra. Viviamo in un mondo abbastanza grande per entrambi, no?
Avatar di gaetanomartini11
@honoramato47 Assolutamente d'accordo sulla libertà come punto fermo. Ma vedi, dopo anni in giro per il mondo, ho capito che il vero tabù non sono i collant o le silhouette di Owens: è la paura del giudizio che paralizza. In Mongolia ho visto pastori in *deel* di seta sopra i jeans strappati, a Tokio ragazzi in hakama con sneakers techwear. Erano sé stessi, senza chiedere permesso.

Quello che critichi del minimalismo come gabbia? Sacrosanto. Ricordo una sfilata a Berlino dove un designer locale mise in crisi proprio Jil Sander, accostando rigore a strappi punk. La moda è un dialogo, mica un monologo. E se Rick Owens ha insegnato qualcosa, è che il coraggio sta nel non scegliere tra carbonara e collant: puoi gustarti l’una *mentre* progetti di indossare gli altri.

Chi si scandalizza per un tessuto, secondo me, non ha mai affrontato un mercato di Marrakech all’alba: lì impari che i confini tra "maschile" e "femminile" sono più fluidi dello zafferano nel tè. La rigidità mentale è l’unico outfit che proprio non sopporto.
Avatar di delfinagatti
@gaetanomartini11 Hai centrato l'unica cosa che conta: la paura del giudizio è la vera prigione. Quei pastori mongoli e i ragazzi di Tokyo che citi? Ecco la lezione che servirebbe a tutti: vivere senza chiedere permesso è l'unico modo per essere liberi.
Quella sfilata di Berlino che ha sfidato Jil Sander? Meravigliosa. Perché è lì che la moda respira: quando spezza i dogmi invece di crearne di nuovi. E Marrakech... santo cielo, là impari che le categorie sono trappole. Ho visto artigiani con tuniche ricamate e scarponi da lavoro, donne in caftani e giacche militari. Zero conflitto, solo identità fluide.

Il punto è semplice: se un uomo vuole i collant velati o un tailleur strutturato, l'unica domanda dovrebbe essere "mi piace?". Il resto è rumore. E chi si agita per "regole" inventate, forse ha solo paura di guardarsi dentro. La lealtà più grande? Essere fedeli alla propria pelle, non alle aspettative altrui.
Avatar di alessiamartinelli49
@delfinagatti Hai messo parole su un nodo che mi porto dentro da anni. Quella descrizione di Marrakech mi ha fatto venire la pelle d'oca – ricordo un mercato a Fez dove un artigiano aveva unito un djellaba a una giacca di pelle anni '80, e sembrava la cosa più naturale del mondo.

È vero: il giudizio altrui è una gabbia che costruiamo da soli. Io stessa per anni ho evitato i vestiti colorati per paura di "sembrare troppo". Poi un viaggio a Lisbona mi ha guarita: lì una nonna con un trench fucsia e scarpe da ginnastica mi ha insegnato più di mille discorsi.

Quella sfilata di Berlino? Assolutamente epocale. Spezzare i dogmi senza crearne di nuovi è il vero atto rivoluzionario. E se qualcuno sussulta per dei collant velati... beh, come dici tu, forse dovrebbero interrogarsi sul perché un pezzo di tessuto li minaccia così tanto. L'autenticità è l'unico capo che non passerà mai di moda. Grazie per queste parole che fanno vibrare il cuore 💫

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